martedì 7 luglio 2026 3 vostri commenti

La cura


Mamma amava questa pianta.

Papà se ne prendeva cura tutti i giorni.

Così ora facciamo noi.

Oggi è nato un fiore.
lunedì 29 giugno 2026 4 vostri commenti

Ernest. Così è, così sarà.

Oggi riflettevo su questo spazio. 

Una nicchia che tanti anni fa, 17 per la precisione, mi ha permesso di trovare il modo di mettere nero su bianco alcuni pensieri. Arrivavo dalla fine di un matrimonio, dopo tanti anni di una relazione nata sui banchi di scuola. 

Avevo 33 anni, ora ne ho 50. Questo blog è stato testimone, come per altri anche, di momenti della mia vita. 

L'amore nato per occhibelli, mia moglie. La morte di tante persone a noi care, amici, parenti, genitori. La nascita di mia figlia. La conoscenza di nuove strade. L'incontro di amici nuovi e la perdita di altri che hanno preso strade differenti. 

Ricordo quando in quegli anni i Blog erano spazi conquistati, frequentati e particolari. Oggi forse sono un po' passati di moda, è tutto così liquido e rapido che molti non hanno voglia, a volte le capacità, di andare oltre le otto righe. 

Ecco oggi ho deciso che non chiuderò mai questo spazio. Lo utilizzerò come ho sempre fatto, ovvero quando ne sentirò il bisogno. Così come faccio con i miei infiniti quaderni sparsi per casa. 

Verrò qui, toglierò un po' di polvere. Rileggerò vecchie frasi, commenti passati. Guardandomi attraverso uno specchio dei tempi, a volte sorridendo altre magari no.

Così è, così sarà. 

mercoledì 3 giugno 2026 7 vostri commenti

Papà

Papà ci ha lasciati qualche giorno fa. s

Ho sempre pensato che fossi invincibile, in questi mesi infatti nonostante tutto continuavi a dire che non sentivi male.
Anche il giorno in cui sei morto, anche dure ore prima.
Non volevi mai disturbare gli altri. Così hai fatto fino all’ultimo.
Hai lasciato che andassi a prendere Greta e poi te ne sei andato.

Ora sento il peso di questi mesi di disperazione, speranza, risalita e infine discesa.
Ho sempre provato a proteggere i miei genitori, quando mi hanno detto che non avevi speranza ho provato a stare nell’attesa. Spero si avercela fatta, non lo so.

Adesso non so cosa mi aspetta. Guardo quelle finestre di solito aperte, prendo il cellulare per i solito messaggio "siamo arrivati". E altro.

Una delle ultime cose che mi hai detto mesi fa prima della diagnosi è stata “a me basta andare giù, prendere Greta e farle da mangiare”.
Amavi Greta e lei amava te.

Io ti devo tutto.
E posso dire che come te nessuno mai papà.
venerdì 20 marzo 2026 4 vostri commenti

Sale d’attesa


Nelle sale d’attesa spesso si incontrano sguardi stanchi, incredulità, incomprensione e speranza nella cura.
Si creano delle piccole comunità.
Ci sia aiuta tra pazienti, si condividono pensieri tra caregiver appesantiti da troppi anni di malattia.
Capita anche di rendersi conto che le disavventure vissute in prima persona sono relative, senza sminuire mai il dolore. Perché in fondo fino a quel punto ci si è arrivati.
Si può anche avvertire il senso di abbandono e lo sguardo magari si rivolge verso il basso.
Il capo chino, disturbato solo da una voce sintetica che chiama il prossimo numero. 
Poi una voce di un operatore sanitario, che accoglie con gentilezza un anziano smarrito, riesce a rendere il grigio un colore bellissimo.
Anche l’attesa nella cura ha bisogno di gentilezza.


giovedì 19 marzo 2026 3 vostri commenti

Paternità

Non c’è una formula per fare bene il papà se non quella di provare a mettere i piedi in un sentiero che altri prima di noi hanno tracciato.

Possiamo anche non essere padri ma un padre lo abbiamo avuto tutti. Ad ognuno quindi il suo ricordo.

Paternità è anche esserci per l’altro.

Questo ho imparato, a volte probabilmente non ce l’ho fatta, e sono i ricordi più pesanti, ma è quello che quotidianamente cerco di rispettare.
Ricordo tante cadute e ricordo anche la mano che mi ha aiutato a tirarmi su, una mano consumata dal lavoro in fabbrica.

Quel sentiero diventa un po’ più stretto, in salita, scivoloso. Allora il ricordo di chi ha faticato per noi, prima, può aiutare a renderlo meno difficoltoso.
Ci si prova almeno.
giovedì 5 febbraio 2026 6 vostri commenti

Ossigeno

A volte è così importante superare la tempesta per vedere la luce. 

Nonostante la fatica, nonostante quella luce possa essere effimera.

E quella fatica sembrare perenne.

Perché basta poco per far tornare il nero, così in bilico e fragili.

Allora è necessario fissarli quei momenti colorati, così quotidiani che si danno troppo per scontati. 

Troppo veloci, troppo lontani.

Ossigeno puro.

lunedì 26 gennaio 2026 4 vostri commenti

Nessuno è al sicuro

Le squadracce fasciste le cosiddette squadre d'azione, nacquero in Italia nel "ventennio" come formazioni paramilitari legate ai Fasci italiani di combattimento. Andavano in giro per le città ad uccidere, sequestrare, intimidire, picchiare a morte e sfasciare tutti quelli che erano secondo loro un "pericolo", chi praticava il dissenso, chi alzava la testa, giornalisti, gente pensante.

Puntavano in particolare i Rossi.

Ciò che è successo dopo per chi ha un po' di conoscenza storica è noto.

Ciò che sta succedendo in America è affare di tutti, nessuno è al sicuro ormai.
venerdì 16 gennaio 2026 1 vostri commenti

Gradini e sorrisi

Capita di scontrarsi con una vecchia foto di tanti anni fa. 

Così in questi giorni con scalini da affrontare sempre più faticosi mi è capitato di pensare alla meraviglia di chi sa donare sorrisi. Quelli veri, non forzati. Quelli naturali, che spontaneamente escono fuori, magari ad un semaforo mentre stai pensando ad una persona o ad una situazione in particolare. 

I sorrisi che ti accolgono, come era quello di mamma e di Anna. Come quello di Laura. Che ti risvegliano dandoti il buongiorno senza avere bisogno di parole, o che fanno sapere di esserci, sempre e comunque, come Sonia.

Nella vita ho imparato a sorridere e anche a piangere, non seguendo corsi, ma seguendo passi di chi ho avuto la fortuna di incontrare. Con la consapevolezza che anche dietro ad un sorriso ci può essere tristezza, ma anche ascolto. 

Spero di averne distribuito e continuare ad incrociarne altri, perché quando gli zigomi vanno in su è come se alzassero un sipario, dando inizio ad un meraviglioso spettacolo.

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