Nelle sale d’attesa spesso si incontrano sguardi stanchi, incredulità, incomprensione e speranza nella cura.
Si creano delle piccole comunità.
Ci sia aiuta tra pazienti, si condividono pensieri tra caregiver appesantiti da troppi anni di malattia.
Capita anche di rendersi conto che le disavventure vissute in prima persona sono relative, senza sminuire mai il dolore. Perché in fondo fino a quel punto ci si è arrivati.
Si può anche avvertire il senso di abbandono e lo sguardo magari si rivolge verso il basso.
Il capo chino, disturbato solo da una voce sintetica che chiama il prossimo numero.
Poi una voce di un operatore sanitario, che accoglie con gentilezza un anziano smarrito, riesce a rendere il grigio un colore bellissimo.
Anche l’attesa nella cura ha bisogno di gentilezza.

La gentilezza, in questi luoghi pieni di tristezza, è indispensabile. Tutti, nei momenti più difficili, abbiamo bisogno di carezze.
RispondiEliminaHo passato tempo infinito in sale d'attesa a logorarmi dentro io mentre erano altri che subivano risonanze.
RispondiEliminaAltri senza nessuno ad attenderli. Può essere devastante per chiunque essere lasciato solo, o non avere comunque nessuno vicino in certi frangenti.
Ma accade.
Siamo tutti, tutti sulla stessa barca, se lo capissimo e cominciassimo a remare nella stessa direzione sarebbe una alleggerimento mica da poco...
RispondiEliminaTi lascio un salutone
Troppi anni in troppe sale d'attesa
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