venerdì 7 agosto 2026 0 vostri commenti

Francesco

E' uno di quei momenti tristi che solo lui avrebbe potuto descrivere.

E' morto un poeta e quando muore un poeta muore anche un pezzo di noi. Quella parte che spesso non riusciamo a tirare fuori e che riusciva ad emergere solo grazie a versi così unici come sapeva mettere insieme Guccini.

Continuo a perdere punti di riferimento, case sicure, quei piccoli rifugi che ognuno di noi ha.
Il tempo non si arresta e più di una volta mi è capitato di pensare a questo momento. Perché ci sono figure che dai per scontato, quei piedistalli che ti danno equilibrio e contemporaneamente una spinta per andare avanti.

Un'eterna colonna sonora della vita, dalla mia gioventù ad oggi. Come quella volta che cantai con un amico, con tanto di "Eskimo" addosso, "L'avvelenata" ad un Karaoke mentre gli altri ci guardavano come fossimo ufo. Quel verso che dipingeva un periodo che ho sempre invidiato "e alcuni audaci in tasca l'Unità". La spinta de "La Locomotiva" che segnava il momento in cui ci si poteva alzare ai tuoi concerti col pugno chiuso. La magia di "Autogrill". "Culodritto" che ho capito solo una volta diventato padre. Quei "Quattro Stracci", la capacità di descrivere in versi "Bologna" e "Venezia".
La tua amicizia con Augusto Daoglio.
Un elenco infinito. Un'eredità unica.

Ora saremo più soli, ora che questo mondo ci sta fornendo le prove che "Dio è morto".
Il vuoto che lascia un poeta è incolmabile.
Oggi c'è il sole, ma dentro di noi piove.

"Gli eroi son tutti giovani e belli"

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