martedì 19 ottobre 2021

Vai avanti te

Una volta eravamo uno dei paesi con maggiore partecipazione alle elezioni, un profondo senso del dovere, il fatto di avere ancora in mente l'aria della dittatura fascista e i tempi della lista unica, perché i soggetti che si presentavano alle elezioni erano decisamente diversi, perché noi eravamo diversi. 
I tempi erano quelli dei partiti di massa, dei comizi, dei giornali appesi fuori dalle sedi di partito, dalla partecipazione vera, fisica, dello stare insieme. Nessun click, nessun commento o condivisione sui social. Ci si doveva alzare, camminare e faticare per dire la propria. 
Al di là del piacere di vedere gente come Salvini e Meloni finire senza niente in mano, riuscendo a perdere anche Latina, roccaforte della destra, mi pare di poter dire che non sia mai una buona notizia la poca partecipazione. 
Anzi, credo che sia proprio uno dei mali della nostra epoca, dove basta premere i tasti di una tastiera per pensare di avere "fatto la rivoluzione". 
Questo succede a tutti i livelli, anche nelle tanto "odiate" assemblee di condominio.
Chi fa politica raramente si pone delle domande rispetto a tutto ciò, idem chi dall'altra parte procede con colpi di qualunquismo del tipo "la politica fa schifo", "il sindacato non serve" e via di seguito. 
Mi pare ci sia una profonda crisi delle pensiero al "collettivo" e si proceda sempre di più su un sentiero tracciato solo per l'individuo, senza nemmeno voltarsi per aiutare chi rimane indietro. 

11 commenti:

  1. Purtroppo l'individualismo, che si va sempre più accentuando, e i social (social?) aiutano, è un male che sta corrodendo la nostra società. Per fortuna esistono ancora lodevoli sacche di resistenza.

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  2. Il grosso problema del Partito degli Ignavi è che non ha una rappresentanza nelle sedi istituzionali. Se rimanessero tante sedie vuote, in percentuale, quanti sono gli astensionisti, se cominciassero a mancare i numeri legali, se le elezioni andassero rifatte ogni due domeniche perché ci sono troppe sedie vuote, alla fine forse gli astensionisti capirebbero che sbolognare tutte le responsabilità ai soliti ALTRI non è conveniente.
    Così non è, purtroppo, e gli astensionisti non fanno altro che regalare le elezioni alla formazione più forte.

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  3. Sono d'accordo.
    L'astensionismo non è mai la soluzione. Ed è triste pensare che più passino gli anni e più aumenti.
    Chi non va a votare pensa di esprimere chissà quale forma di protesta, ma invece dimostra soltanto disinteresse.

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  4. Come se non vivessero anche loro "dentro", ma da qualche altra parte.
    Ma sono solo alibi che nasconde disinteresse e qualunquismo.

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  5. Molte persone sono deluse dalla vita politica, i dati fanno riflettere tanto.

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  6. Non partecipare significa rinunciare a scegliere, tirarsi fuori dai giochi.Mi sembra un atteggiamento un po'vile.

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  7. Va di moda la delega. Alle riunioni di condominio come alle elezioni. Ma se proprio nessuno si presentasse alla riunione di condominio, senza neanche delegare, cambierebbe l'amministratore. Proviamo a farlo con le politiche..

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  8. Concordo con l'analisi del @Cavaliere oscuro del web
    La politica dovrebbe seriamente preoccuparsi dell'astensionismo crescente. Una non partecipazione al voto così ampia meriterebbe almeno una riflessione. Ma la classe politica attuale non mi sembra nemmeno in grado di accorgersene... tuttavia, l'astensione è proprio rivolta a loro.
    Puntare il dito su chi decide di non andare a votare è come guardare quello che indica la luna.

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  9. "Super blog" colpisce ancora!

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  10. Sono contrario all'astensionismo e lo considero un grosso problema. Resta da dire che abbiamo una pessima classe politica e che in tanti si sentono non rappresentati.

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