venerdì 20 dicembre 2019 7 vostri commenti

Il mio Natale ideale

Colpito e quasi affondato dal TAG di Natale, tutto merito dell'amico Alligatore
Dunque procediamo.

Colonna Sonora
Appena ho letto colonna sonora la prima canzone che mi è venuta in mente e Last Christmas di George Michael, che tra l'altro non amo particolarmente ma che ci posso fare, potere della mente. Ha vinto lei.

Mood
Devo essere sincero il Natale mi piace. Adoro fare l'albero ora con mia figlia e addobbare la casa anche se non sono un grande maestro del gusto, ma ci provo. Probabilmente tutto deriva dalle tradizioni di famiglia che i miei mi hanno passato. Ricordo ancora con piacere l'attesa di questi giorni quando ero piccolo. Ci riunivamo sempre nella stessa casa, quella degli zii e ognuno portava qualcosa. Pranzi interminabili che però noi bambini adoravamo, niente tablet ma solo chiacchiere risate e lo stare insieme

Luogo
Ora sicuramente casa mia o quella dei miei genitori, se guardo al passato invece come detto la casa dei miei zii. 

Viaggio
Nessun viaggio a Natale, da 44 anni lo passo sempre a Genova per stare con la famiglia. Per viaggiare si può tranquillamente fare in altri periodi. 

Programma TV
L'indimenticabile e mai più ripetuto "Urka", con un Paolo Bonolis alle prime armi e le voci fuori campo da sballo. Poi invecchiando ho iniziato a guardare "Passaggio a Nord Ovest".

Serie TV
Assolutamente "Hazard" da guardare assieme a mio fratello con davanti una tazza di cioccolata e una fetta di focaccia da pucciare dentro. Il top. 

Cartoons
Anni fa aspettavamo il periodo natalizio perché in Tv davano i cartoni Disney, ora è tutto un po' più semplice. On demand da tutte le parti, piattaforme streaming. Insomma noi ce li guadagnavamo i cartoni di un certo tipo. 

Film
Per forza di cosa "Una poltrona per due". Appuntamento d'obbligo intorno alla vigilia direi. 

Fumetto 
Non leggo fumetti, in passato qualche Topolino ma davvero poco. In questo caso sono un po' in difficoltà ma se devo proprio dire qualcosa allora mi viene in mente il regalo natalizio di un mio caro amico tanto tempo fa. Il fumetto in formato gigante di "The Watchmen". 
Pazzesco.

Libro
Quelli che non mi regalano mai a Natale. A casa ne ho più di 2000 credo ormai quindi si sono tutti coalizzati contro di me e sotto l'albero mai un libro. Chiedo asilo politico. 

Rivista
"Giudizio Universale" una bellissima rivista che purtroppo non viene più pubblicata. Parlava di tutto, una sorta di recensione globale sul quotidiano e non. Peccato. 
Devo per forza citare anche "L'Internazionale" che leggo dai tempi dell'Università quando ancora era una lettura per pochi intimi. 

Svago
Mettersi sul divano e leggere, staccare la spina da tutte le scadenze quotidiane e le preoccupazioni. Promemoria da mettere assolutamente in agenda. 

Gioco da tavolo 
"Hero Quest". Ero un appassionato ma non esperto di Dungeon's And Dragons, ricordo quando uscì questo gioco da tavolo, bellissimo. Credo sia finito in dispensa dai miei, da ritirare fuori.

Attività
Una volta avrei risposto il calcio. Ora però direi che sono un po' al limite e anche da quello bisogna staccare. Per non parlare delle mie articolazioni che hanno dato molto sui campi, con i ringraziamenti degli ortopedici e dell'osteopata di turno. Quindi direi passeggiate con molta clama tenendo la mano di mia figlia. Una meraviglia. 

Cibo 
Beh! I ravioli di mia madre. Rigorosamente con il "touccu" alla genovese ma anche il ragù per accontentare la parte bolognese della famiglia. Io per non far torto a nessuno ho sempre fatto il bis, prima uno poi l'altro.

Video Games
Ora li ho messi da parte per questioni di tempo. Ci sta. Mi sono sempre piaciuti in particolare quelli manageriali, sul calcio ovviamente. Ricordo ancora le interminabili sfide con mio fratello con il Commodore64 e la lunga attesa ad aspettare che il gioco si caricasse. 

Ecco fatto, come regalo di Natale però non taggo nessuno. 
Non vorrei fare figli e figliastri. 
Sono graditi però commenti sul vostro Natale ideale. 




mercoledì 18 dicembre 2019 9 vostri commenti

A lezione

Ognuno è fatto a suo modo. Questo è scontato, lapalissiano direi. 
Mi domando spesso però come si possa imparare a "fregarsene un po'". Più vado avanti più mi rendo conto che il pensare meno ha dei vantaggi. Quindi beati quelli che non si preoccupano, che lasciano correre e che probabilmente hanno meno problemi. Nessun bruciore di stomaco o pensiero fisso nella testa. 
Imparare a stare nel "qui ed ora" credo sia una delle cose più difficili. Improbabile riuscire a cambiare drasticamente, forse ci si può provare ma è una strada in salita, di quelle da esperti delle camminate. 
Forse ciò che sta alla base del comportamento di quelli che se ne fottono è il "tanto se ne occuperà qualcuno". E' questo che frega noi "pensatori" incalliti, professionisti della preoccupazione. Non riusciamo a delegare, non ci fidiamo, o meglio sappiamo che se non ce ne occuperemo noi non se ne occuperà nessuno. 
Un'arte nuova da immagazzinare, che necessita alunni per il nuovo anno.
Dovrò sedermi al primo banco e stare molto attento, perdere appunti e fare molte domande perché i rischio è di essere bocciati in questo caso, o peggio di ripetere l'anno. 

venerdì 13 dicembre 2019 27 vostri commenti

Parole e sentenze della vergogna


Dagli ultimi dati pare che Fratelli d'Italia sia il partito che sta crescendo di più negli ultimi mesi. 
Credo davvero sia arrivato il momento di farsele queste famose due domande. 
Questi personaggi giocano con la Storia ormai, cavalcano l'onda dell'ignoranza italiana. Si perché siamo ignoranti, anzi sono. 
"A noi tutti il compito di cercare la verità e giustizia", le parole sono importanti diceva Moretti, in questo caso sono anche buttate lì a caso. 
Sappiamo benissimo chi sono i colpevoli. Lo ha stabilito la Cassazione affermando che la strage di Piazza fontana fu realizzata da Ordine Nuovo con al comando Franco Freda e Giovanni Ventura, che però non possono essere più processati perché assolti con sentenza definitiva nel 1987. 
Tradotto, una delle tante vergogne italiane. Per non parlare del fatto che nel 2005 i parenti delle vittime sono stati condannati a pagare le spese processuali 
I colpevoli sono i fascisti. Non ditelo alla Meloni però e ai suoi elettori. 
giovedì 5 dicembre 2019 9 vostri commenti

Who watch the Watchman?

Sembra non esistano più cose semplici da fare. 
Viaggiare, spostarsi per noi liguri non è più un piacere ma una sorta di avventura. Una di quelle prove  da superare per arrivare al livello superiore. O passi il turno o vieni eliminato. 
Ogni mattina un genovese si alza da letto e sa che dovrà andare a lavorare ma non sa quando arriverà. 
La frana sulla A6 ci ha riportato alla mente la tragedia del ponte Morandi. Una di quelle situazioni impensabili. Un ponte non può crollare! Invece si. Un'autostrada non può crollare! Invece si. 
Ora se fossimo in un paese normale probabilmente avremmo già qualche colpevole, o almeno degli indagati. Qui invece tutto scorre, come se nulla fosse. 
Qualche giorno fa abbiamo assistito alla chiusura dell'autostrada A6 per meno di 24 ore, con tanti di annuncio al termine dell'"emergenza" che i ponti sono sicuri. Ora francamente senza voler fare il tuttologo mi pare difficile poter effettuare controlli in così poco tempo. Diciamo che più che altro qualcuno voleva solo far vedere che ogni tanto controllano. 
Poi qualcosa di surreale. Un messaggio vocale di una mamma girato in rete, in cui annunciava il possibile crollo del ponte su Sori, informazione avuto dal marito geologo. Le condanne da parte di tutti sui giornali, la signora che viene indagata per procurato allarme. Ma attenzione, qualche giorno dopo scatta l'inchiesta da parte della procura per problemi strutturale ai piloni proprio di quel ponte. 
Un circo in pratica. In mezzo ci sono i cittadini con la loro lotta quotidiana per raggiungere il posto di lavoro, con i loro problemi di viabilità e sicurezza che sembrano non interessare nessuno o quantomeno pochi. Rappresentanti delle istituzioni che sembrano accorgersi ora di queste problematiche dopo anni di governo regionale. Toti ad esempio fa sorridere quando parla di queste cose come se non avesse mai governato. Così come quelli che hanno governato prima.
Ma soprattutto viene da pensare, chi controlla i controllori. Si perché tutti i rilievi del caso alla fine vengono fatti sempre da Autostrade e sinceramente mi pare che la credibilità ormai sia finita in un pozzo. 
lunedì 25 novembre 2019 9 vostri commenti

Basta



Adesso basta vantarsi delle allerte azzeccate, basta col presenzialismo in televisione vantandosi del lavoro che poi tra l’altro fanno gli altri, protezione civile, pompieri, forze dell’ordine e volontari.
Questo paese ha bisogno di una politica seria che metta in sicurezza il territorio di tutta la nazione, ha bisogno di cittadini che diano la giusta importanza al problema ambientale che esiste e che ci sta mettendo a dura prova da parecchio tempo. 
Un paese che sta sprofondando ma che continua a gestire solamente le emergenze, che continua a contare morti e dimentica nel giro di una pagina di calendario. 
Ora basta.
martedì 19 novembre 2019 14 vostri commenti

Non si ferma

Amo il calcio. 
Sono dentro questo sport da 38 anni, ho iniziato a giocare a 6 anni. Le prime scarpette e quel campetto di calcio in gomma me lo ricordo ancora. Ogni volta che ci ripasso davanti il pensiero va a quegli anni, ai sogni di un bambino con il suo pallone che in quel momento è solo ed esclusivamente suo e non lo vuole dare a nessuno. 
Faccio l'allenatore da vent'anni quasi, ho sempre cercato di insegnare ai ragazzi e ragazze i valori dello sport, il rispetto dell'avversario, la cultura della sconfitta, il senso del gruppo e della fatica per raggiungere un traguardo. Ci sono stati anni belli, fantastici e indimenticabili, ma anche quelli anonimi o brutti da accantonare come in tutte le cose. 
Ora però fatico. 
Credo che prima o poi scenderò da questo treno impazzito che ha perso da tempo la giusta direzione, che ha a che fare purtroppo anche con i progetti assurdi di genitori, parenti o affini che vedono nel calcio una possibilità di carriera. Ma soprattutto per quanto riguarda tutto il contorno che spesso è fatto di rabbia repressa portata sugli spalti e maleducazione sventolata ai quattro venti. 
Leggere la notizia dell'ennesima aggressione verbale ad un arbitro, questa volta in Sardegna, una ragazza di 17-18 anni che dirigeva una partita di Giovanissimi, ovvero ragazzi di 13 anni, fa male al cuore e fa venire voglia di smettere, di gettare la spugna. 
Dovrebbe far riflettere tutti gli addetti ai lavori e non solo. Purtroppo anche questo fatto passerà come molti altri, finendo nel dimenticatoio presto. Quando invece ci vorrebbero prese di posizioni della federazione, stop dei campionati, allontanamento definitivo di tecnici dirigenti violenti, allontanamento dai campi di parenti scellerati.
Ma è un treno impazzito, come ho detto.
E non si ferma.
martedì 12 novembre 2019 26 vostri commenti

Vita

La vita è bella, diceva Trotsky e non solo. 
E' anche bastarda, quando meno te lo aspetti, ti sorprende a volte con delle notizie meravigliose, nuovi arrivi, attimi di felicità indescrivbile con spinte di adrenalina a mille. Anche momenti di pioggia infinita, di nubi e di orizzonti che sembrano non vedersi mai. 
Ieri in poche righe un'amica vera, meravigliosamente vera, mi ha confidato un suo problema di salute. Lettere e parole come macigni, come pugni in faccia ripetuti. Ho barcollato ma poi ho desiderato che sentisse subito la mia voce per farle sapere che può contare su di me, per quel che può valere. 
Sono cose che in pochi secondi ci riportano con i piedi per terra, piantati al suolo e che rimangono ahimè impresse nella mente.
Una mente che purtroppo vaga, quando arrivano certe notizie, che ripensa ancora di più a coloro che  non ci sono più, che ci hanno lasciato troppo presto.
Ma l'azzurro del cielo spesso si intravede tra le nuvole. 
Lo sguardo è fisso in alto, e la speranza non bisogna mai farsela sfuggire. 

lunedì 21 ottobre 2019 19 vostri commenti

Quello sguardo al cielo

Non è normale tutto ciò.
Ricordo che una volta vivevamo i temporali in maniera differente, quasi piacevole, soprattutto nelle ore notturne. Stare sotto le coperte accompagnati dal rumore della pioggia e dei fulmini rendeva spesso la notte ancora più confortevole, così come il letto. 
Ora viviamo col fiato sospeso ogni volta che il cielo riversa su di noi anche solo una goccia d'acqua. Le varie chat in cui siamo presenti iniziano a riempirsi di messaggi ansiosi, di paura o di incertezza. 
Una volta non avevamo applicazioni per il vento, per la pioggia, per la neve, per il sole, manca solo quella per la puzza di fritto. Ci affacciavamo dalla finestra e si guardava fuori poi si andava. Al massimo seguivamo la voce confortevole del colonnello Bernacca che ci avvicinava alle isobare come fossero pagnotte calde. 
La mia città ha pianto vittime e chiaramente non riesce ad uscire da questo tunnel di paura. Credo di poter dire però che spesso si esaurisce tutto nel momento dell'allerta, dimenticando poi negli altri giorni che possiamo fare qualcosa per evitare l'angoscia e soprattutto le tragedie. 
Fiumi puliti, costruzioni abusive da abbattere, per non parlare di una politica ambientale seria che spesso viene derisa. 
Dovremmo vivere guardando il cielo con fiducia, invece siamo qui che per distogliere lo sguardo dal problema continuiamo a guardarci i piedi. 
giovedì 17 ottobre 2019 22 vostri commenti

Abisso


Ieri sera tornato a casa ho abbracciato Greta. Lo faccio ogni volta, ma ieri è stato diverso e oggi il pensiero è ancora lì, ancorato a quella sensazione e a quella mamma morta annegata con la figlia nel mare di Lampedusa avvolte in un ultimo abbraccio. 
"Mi chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare" diceva Guccini. Purtroppo la risposta ora la sappiamo e ogni giorno abbiamo prove e testimonianze di una civiltà che commette  gli stessi sbagli già fatti nella storia. Guerre, stragi, muri costruiti per respingere, leggi che lasciano fuori gli ultimi e che li costringono a viaggi della speranza senza possibilità.
I deboli come sempre schiacciati dal peso delle decisioni degli uomini di potere e dall'indifferenza della gente. 
La sensazione è che ormai siano tutte notizie di routine, perché intanto non ci riguardano da vicino, non sono cose che accadono sul nostro pianerottolo, nemmeno nella nostra via un luogo che probabilmente ci interessa poco.
In quell'abisso ci siamo anche noi. 


martedì 15 ottobre 2019 9 vostri commenti

Lacrime di coccodrillo


In questi giorni una foto su tutte mi ha colpito, i giocatori della nazionale turca in riga per fare il saluto militare durante gli incontri validi per le qualificazioni agli Europei. Una commistione che ci rimanda indietro di anni, non così tanti,  in cui la politica dei regimi entrava anche negli spogliatoi oltre che nella vita quotidiana.  Non voglio nemmeno commentare la Uefa che per ora non si pronuncia sulla finale di Champions del prossimo anno che si dovrà giocare a Istanbul. 
La vicenda dei curdi non nasce ora, così come la pericolosità del governo turco. Fanno sorridere ora le prese di posizione dei governi, che sono comunque provvedimenti positivi, rispetto alla vendita delle armi.  Per anni tutti i paesi occidentali hanno fornito armamenti a destra e sinistra, brindando più di una volta al tavolo di Erdogan.
Tornano alla mente i rapporti con Saddam Hussein, Gheddafi giusto per citarne solo qualcuno. 
In mezzo a questo Risiko pericoloso ci sono i popoli, donne e bambini vittime ancora una volta della brutalità della guerra. Quella da noi lontana, che attira la nostra attenzione a spot ma che fa parte della vita quotidiana di queste popolazioni che vivono in terre "ballerine" tirate da una parte all'altra dal potente di turno. 
In tutto ciò spaventa ancora una volta la manca presenza dell'Unione Europea che non è riuscita neppure questa volta a trovare una presa di posizione univoca, lasciando libertà di scelta agli stati membri rispetto alla fornitura di armamenti. 
Il pensiero va ancora una volta a quelle persone che in queste ore guarderanno il cielo non per la paura della pioggia ma per le bombe con biglietto da visita occidentale.
giovedì 10 ottobre 2019 18 vostri commenti

Scorre anche troppo



Diventare padri a quasi quarant'anni credo sia differente. Magari mi sbaglio e sono solamente considerazioni del primo pomeriggio per colpa del panino troppo pesante e del colesterolo che incombe, ma sembra che il tempo scorra più veloce. 
I ricordi sembrano così vicini, la prima volta che ti ho visto, il primo pianto, l'ansia del ritorno a casa da soli, le prime notti insonni. Poi mese dopo mese quei versi che iniziavano a diventare parole. 
Papà. 
Mamma. 
L'emozione dei primi passi sostenuti e quel gattonare alla velocità dei mini supereroi difficile da controllare. I tuoi sorrisi sdentati che ci hanno aiutato a superare momenti difficili, un'oasi in mezzo ad un deserto pericoloso. 
Non so giudicarmi come padre, mi auguro di non aver fatto troppi danni fino ad oggi. L'unica cosa certa è che più passa il tempo e più ho voglia di stare con te e con quegli occhi belli che ti hanno messo al mondo. Le fatiche si azzerano sentendo gridare "papà" dopo aver aperto la porta e il tuo abbraccio mi insegna ogni volta a godermi le cose vicine, così come il momento della nanna e della favola da leggere. Anche se ora hai stabilito i turni, una sera io e una sera mamma. Guai a saltare.
Ciò che destabilizza è lo scorrere del tempo, evidenziato da certe frasi come "posso stare 8 minuti da sola in camera mia?"
e così in pochi attimi si passa dalle righe su un foglio che dovrebbero rappresentare una casa al nome scritto in stampatello.
Ecco. 
Si dice che il genitore debba essere l'arco che lancia i figli verso il domani. 
Magari però con meno fretta, dai.

lunedì 7 ottobre 2019 10 vostri commenti

Augusto e Pierangeolo


Mancati a distanza di 10 anni lo stesso giorno, nel 1992 e nel 2002. 
Due voci inconfondibili, che hanno sempre cercato di parlare degli ultimi e dei dimenticati nelle loro canzoni. Difficile sceglierne una. Se penso ai Nomadi e a Daolio la prima che mi viene in mente è "Un giorno insieme" e in particolare una versione Live cantata in uno degli ultimi suoi concerti, una poesia indimenticabile. 
Anche nell'interminabile elenco delle canzoni di Bertoli è difficile pescare, ma forse una su tutte è "A muso duro". 
So che non si dovrebbero fare confronti tra periodi musicali, ma credo che uomini, autori, poeti come questi manchino nella nostra società. Testimoni della storia che spesso viene messa da parte, accantonata, quella della quotidianità di persone sedute sull'ultimo gradino, in ombra. 
Mancano molto, la loro umanità e la consistenza di ogni parola pensata.
lunedì 23 settembre 2019 13 vostri commenti

Tra lume e scuro


“Noi da queste parti abbiamo un nome per quest’ora, un’ora che è di tutti, un’ora che è pace e presagio. La chiamiamo tralummescuro: tra luce e la notte. Lungo la montagna vedi la linea d’ombra che sale lenta lenta, e poi vien buio”.
Leggere i libri scritti da Guccini è un po' come averlo accanto, sentendo le parole che masticano emiliano con quella erre che ha decantato storie e ballate. 
L'approccio a questo tipo di scrittura in un primo momento può mettere sul chi va là, ma dopo poche pagine la sensazione è proprio quella di essere ai piedi del mulino, immersi nell'Appennino tosco-emiliano in quel di Pàvana.
Tra lume e scuro non è solo un attimo della giornata, ma per molti di noi, forse tutti, può rappresentare anche la stessa vita che ciondola tra momenti di chiarore e buio. Sono proprio quei momenti di passaggio che spesso ci fanno capire quali sono le cose importanti della vita, gli amori, le emozioni, visi e voci che diamo per scontato, abbracci dati e ricevuti. 
Probabilmente poche volte ci soffermiamo su quel momento in qui quella linea d'ombra sale lenta. Noi gente di città chiusi tra i metri dei nostri palazzi, stretti in mezzo al traffico con lo sguardo rivolto verso il semaforo che non diventa mai verde. 
Nel frattempo il chiaro fa spazio allo scuro e noi nemmeno testimoni. 
Comunque in mezzo. 

martedì 17 settembre 2019 12 vostri commenti

Il brutto paese

Non possiamo nemmeno più chiamarli barbari come nel 1994. Ora li conosciamo, sappiamo chi sono e spesso sappiamo anche chi li vota. 
Il nostro vicino di casa, un nostro parente, magari proprio il nostro migliore amico. Amicizie e parentele da rivedere probabilmente. 
Quando il vento tira storto per loro ricominciano da lì, da Pontida. Ritirano fuori un pezzo di Padania dimenticata in favore del tricolore e danno sfogo al loro peggior repertorio. 
Come dimenticare Borghezio che spruzza disinfettante sui treni nei posti occupati dalle persone di colore. Per non parlare del "chi non salta è un napoletano". 
L'odio porta odio spesso e la storia ci ha insegnato che il bagaglio che si trascina dietro è qualcosa di spaventoso e abominevole. 
Le ingiurie e gli insulti lanciati contro Gad Lerner fanno male, un video che davvero si ha difficoltà a vedere, un salto nel passato, una sorta di passerella in mezzo ad una galleria degli orrori. Padri e madri di famiglia che usano la parola ebreo come insulto, quel "non sei italiano tu" che in pochi attimi ci riporta ai ghetti e alle leggi razziali. 
Il tutto sotto gli occhi dell'ex ministro dell'interno che per un attimo ha nascosto lo spettacolo agli occhi di Maria e del Vangelo tanto sventolato. 
Un pezzo di Italia che vorremmo disconoscere e con la quale purtroppo dobbiamo fare i conti, perché quello della porta accanto spesso ha scritto il più brutto pezzo di storia del paese.
giovedì 5 settembre 2019 10 vostri commenti

Trottole

E' un attimo. 
Uno va in ferie non avendo mai ascoltato la voce di Conte e con Giggino ministro del Lavoro mentre pontifica sui progressi del governo e al ritorno se lo ritrova come esperto di Risiko e di capitali del mondo. 
Davvero roba di un secondo, quasi un lampo. Un capitano d'agosto  con tanto di caipiroska in mano mentre canta l'inno di Mameli davanti ad una chiappa, degradato in un mese con tanto di biografia di twitter cambiata alla velocità della luce.
Una sorta di giostra impazzita, dalle video conferenze contro il partito di Bibbiano, ai piedi sbattuti per terra per rimanere ministro, dagli insulti ai nuovi che non sono politici di mestiere al facciamo qualcosa di grande insieme. 
Faccio fatica, lo ammetto, la mia cervicale non riesce a stare dietro a tutti questi valzer, a questa politica da microser. 
Le esultanze per il trasloco dal governo della destra mi fanno un po' ridere francamente (non si può che essere contenti dell'assenza di quella gente nella stanza dei bottoni sia chiaro), ma la sinistra dovrebbe ripartire in maniera seria e farsi nuovamente ascoltare sui posti di lavoro. Non può bastare il cambio alla guida del paese. 
Come mi fanno sorridere quelli che urlano vergogna, dicendo che il Pd è al governo non avendo vinto le elezioni, dimenticando che anche la Lega non le aveva vinte e che anche la maggioranza precedente non si era presentata alle elezioni come alleati. Storia vecchia, già successa in questo paese, ma la gente dimentica facilmente. 
In questa modalità di comunicazioni a colori ora siamo nel governo giallo rosso. Vogliono dimostrare qualcosa? Inizino con l'abolire il Job Act.
Utopia.
Non guarisco mai.
Dimenticavo, qualcuno avvisi Toninelli.

domenica 4 agosto 2019 9 vostri commenti

Due per uno

La prima volta che ti ho visto eri dentro un monitor e per vedere la testa ci ho messo un bel po’.
Io e tua mamma invece ci siamo conosciuti all’università più di vent’anni fa quando nn c’erano telefonini e se dovevi dire una cosa a qualcuno dovevi dire tutto e subito. Parlammo tantissimo e diventammo amici.
Cinque anni fa, tra me e te invece fu subito amore e tanta paura di non essere bravo a fare il papà. Ma mi hai messo subito alla prova facendomi guidare per la prima volta la sera delle doglie.
Tra me e tua mamma poi incontri casuali, davanti al vecchio Universale, una cartolina dalla Thailandia e poi al semaforo in attesa di un verde.
La tua prima parola.
Il nostro primo bacio sotto la casa di Colombo e i giri per la città come se fossimo ancora studenti.
Il primo giorno d’asilo e quel grembiulino che non ci capivo il verso.
Dieci anni fa io e tua mamma in giro per l’Italia in scooter, seimila chilometri, dove un po’ hai iniziato a nascere.
Ora gesticoli, fai discorsi e balli Caparezza.
Poi il 4 agosto di tre anni fa. Due anelli, una bimba e i tuoi genitori sposi.
Il resto lo scriveremo insieme.
Buon anniversario occhi belli.
Buon compleanno piccola Greta.
martedì 30 luglio 2019 13 vostri commenti

Vortice

Nei fatti di Roma c'è tutto. 
Un uomo che stava facendo il proprio lavoro ucciso in maniera brutale, un dolore difficile da immaginare per la famiglia. 
Il delirio sui quotidiani con la caccia all'africano, politici che fanno a gara per essere i primi nella corsa alla propaganda, usando termini terribili. 
La confessione di due americani di buona famiglia che fa fare retromarcia a molti paladini della giustizia che rimettono a posto la forca. 
Poi quella foto durante l'interrogatorio e la riapertura del valzer della propaganda con tanto di sondaggio lanciato dal ministro dell'interno sui social. 
La sensazione è quella di essere entrati in un vortice che non si ferma, senza vie d'uscita. Ogni fatto ormai scatena una sequenza delirante di dichiarazioni, post, sondaggi, articoli che sembrano avere la propaganda come unico scopo da una parte e dall'altra. Le vittime spesso vengono dimenticate, l'indignazione dura una frazione di secondo, giusto il tempo di tornare a condividere gattini o il piatto che si ordina alla sera. 
E' un dolore effimero, finto il più delle volte, quello che leggiamo nelle dichiarazioni, nei commenti, una sorta di dovere di presenza. 
Commento quindi esisto. 

venerdì 26 luglio 2019 7 vostri commenti

Chilometri

Pensavo al viaggio e a come cambiamo noi rispetto agli anni passati. 
Per molto tempo ho fatto campeggio. La tenda era una fedele compagna nei chilometri percorsi.  La ricerca della piazzola migliore, i picchetti rotti riciclati, le corde incrociate come tiranti legate agli alberi. 
Ricordo ancora adesso la sveglia in Alsazia, l'uscita dalla tenda e l'incontro a pochi metri con una meravigliosa cicogna ad aspettarci. O quella sera in cui un temporale terribile ci costrinse a dormire in macchina. 
Gli anni della Corsica, appuntamento fisso, la partenza con la pandina del mio ex suocero con tanto di mini gozzo legato sul tetto. Cosa impensabile oggi. Poi solo mare per due settimane e tanto tanto pesce pescato a pochi metri da noi. 
Quella volta che in Borgogna quando il brutto tempo non ci diede nemmeno la possibilità  di dare una forchettata alla pasta, cena finita con una corsa sotto la tenda. Mentre i tedeschi, che in campeggio mangiavano alle 17.30, erano già sistemati da ore. 
Sento ancora l'odore della Scozia e le sue Brughiere,  il caldo sole del Portogallo e la nebbia della foresta nera ad agosto. 
Col passare degli anni e i problemi alla schiena la tenda da prima donna è diventata solo comparsa, portata dietro solo per precauzione, come quella volta in Francia a Mont Saint Michel, come al solito senza prenotare, ma questa volta senza trovare un buco, nemmeno una piazzola. Solo un parcheggio di un albergo che ci permise di dormire in macchina. Dovessi farlo oggi subito dopo avrei bisogno di un osteopata pronto sul posto. 
L'emozione che da il viaggiare senza una meta però credo sia unica. Fermarsi dove si trova, oppure andare avanti, tenda, camera o albergo. Quello che si trova, senza l'ansia di una data. Come il viaggio fatto precisamente dieci anni fa in scooter assieme alla mia compagna, ora mia moglie. 6000 chilometri in giro per l'Italia. Genova, Parma,  Ferrara, Abetone, Lucca, Ravenna, Comacchio,  Brisighella, Arezzo, Firenze, Perugia, Urbino, San Leo, San Marino e molto altro.  Poi il ritorno verso casa attraverso la Garfagnana. 
Avevamo bisogno di viaggiare per capire. E abbiamo capito. 
Difficile ora, non impossibile. 
Mai dire mai. 


mercoledì 24 luglio 2019 12 vostri commenti

Silenzio

Ieri ho finito di leggere  "Il silenzio dei miei passi" ultimo libro scritto da  Claudio Pellizzeni, un ragazzo che qualche anno fa decise di abbandonare il lavoro in banca, un bel posto fisso, per fare il giro del mondo vendendo tutto quello che aveva, lottando contro la fatica e il diabete. 
Per saperne qualcosa di più potete fare un giro sul suo blog
Questo è il suo ultimo libro, dove racconta, il suo pellegrinare partendo a piedi da Bobbio in provincia di Piacenza per arrivare fino a Santiago de Compostela. 
Già qui bisognerebbe fare un bel respiro perché si tratta di circa 2000 km
Claudio li ha percorsi tutti in silenzio. 
Ecco.
Non si stratta di un voto religioso ma di un'esigenza di ascoltare e ascoltarsi in una società che ha deciso di sentire solamente e di porsi sempre meno all'ascolto. 
Un libro scritto davvero bene, pagina dopo pagina si ha l'impressione di camminare accanto a lui, partecipando alle gioie, ai dolori e ai momenti di crisi. 
Mi ha sempre affascinato l'idea di percorrere il Camino, anche se so che non è una cosa da prendere alla leggera e col massimo rispetto nei confronti di chi crede nel suo valore religioso. 
Non si sa mai nella vita, quindi lasciamolo lì come possibilità. 
Credo che sia sempre più difficile trovare il silenzio nelle nostre città, se non impossibile, per gustarlo  per pochi attimi a volte basta fare qualche chilometro nell'interno per capire il suo valore e la sua importanza. 
Abbiamo dimenticato l'importanza dell'ascolto, mettendo al primo posto il dover dire per forza, spesso  riempiendo i momenti di pausa dalle parole  aggiungendo solamente del  superfluo.




venerdì 19 luglio 2019 24 vostri commenti

Uccisero la speranza

Genova 18 anni dopo è cambiata molto. 
Avvolta da una nube di propaganda che la giunta comunale ha saputo tirare su, in linea con la scarsa voglia di partecipazione che sembra essersi impadronita del paese. 
Non dimenticherò mai il mese di luglio del 2001, la voglia di esserci che si sentiva in mezzo alla gente, la sensazione di avere ragione rispetto a tantissime questioni.
Poi nero, come il fumo che saliva da ogni angolo della città. 
Come le divise di coloro che sono stati lasciati liberi di mettere a ferro e fuoco le strade, mentre la polizia picchiava i pacifisti di Manitese in piazza Manin. 
Le cariche contro il corteo dei migranti e quelle corse con la speranza di non essere presi. 
Non c'erano telefonini per potersi rassicurare, solo ansia e qualche cabina del telefono ancora intatta. 
Avevamo ragione e ci hanno massacrato. 
Dopo quei giorni credo sia iniziato il declino di tutto, un movimento che non si è mai più ricomposto che forse commise anche degli errori. Come quello di avere fiducia non organizzando il servizio d'ordine. 
Io ci sono nato in Piazza Alimonda, da quel giorno non riuscii più a vederla con gli stessi occhi, così come la salita da Corso Italia per raggiungere la salvezza verso la Chiesa di San Pietro mentre i manganelli arrivavano da tutte le parti, il 21 luglio, un corteo pacifico attaccato da divise impazzite. 
Donne, ragazzi e anziani tumefatti e umiliati. 
Poi l'aggressione alla scuola Diaz, dove mia nonna faceva la bidella da giovane, e le torture nella caserma di Bolzaneto.
Non perdonerò mai i carnefici di quei giorni perché hanno strappato l'immagine della mia città , di alcuni luoghi della mia infanzia, perché ci hanno reso impotenti di fronte ad un'ingiustizia visibile a tutto il mondo. 
Genova divenne in pochi giorni Buenosaires degli anni 70. 
Ora pochi credo ricordino ancora, forse non vogliono, forse conviene non farlo. Molti parlano con fastidio di quei giorni, relegandoli alle cose dei soliti comunisti. 
Questo siamo diventati, ma quel movimento era una speranza e noi lo ricorderemo sempre.

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