giovedì 22 ottobre 2020 10 vostri commenti

Deja virus

Stanno di nuovo scegliendo.

Ti mandano a casa anche se stai male, perché i letti non bastano e se arriva qualcuno che sta peggio di te allora devono fare posto per forza. Non oso pensare cosa possa passare nella testa di un medico, di un infermiere che in quel momento deve scegliere cosa fare. Chi tenere e chi mandare via. Numeri che dietro hanno un nome e un cognome. Mogli o compagne che non possono assistere in attesa di un messaggio una telefonata e bambini che si domandano cosa stia succedendo.

La stessa cosa. Ecco cosa sta succedendo. La stessa dannata cosa di 8 mesi fa. 

In mezzo c'è stato di tutto.

Si muore solo di patologie pregresse, ma forse no. La caccia alle streghe, un colpevole da trovare, i runner, i bambini, quelli che portavano fuori il cane, il calcio, gli aperitivi. Le ambulanze in coda. I droplet, ovvero gli sputi, perché a noi piace parlare strano. I morti di Bergamo e le bare. Poi sui balconi a cantare, per poco, i disegni sparsi qua e là, quel "andrà tutto bene" che sapeva già di una sconfitta, farina comprata come se non ci fosse un domani, pasta fatta in casa e corsa ai supermercati, le prime mascherine fatte in casa, quelle antipolvere e gli sguardi di sfida al supermercato per accaparrarsi l'ultimo barattolo di nutella. L'attesa dei Dpcm, la scoperta dei Dpcm e quindi tutti giuristi. Le discussioni, ora ci chiudono, forse no, ci hanno chiuso. La fuga dal Nord al Sud, di nuovo la caccia agli untori. I virologi che prima non li considerava nessuno. La spesa per i nonni, la distanza dai nonni, le lacrime per i nonni. Bambini in quattro mura, la televisione che è diventata amica, la ginnastica in casa. Computer e Tablet per tutti, anzi no, per pochi. Lo smartworking perenne, gli eroi portati in trionfo. I cinesi che arrivano, i cubani pure, i soldi no. La primavera sui balconi e con lei il 25 aprile e 1maggio, bella ciao col vicino che ti guardava storto. Le grigliate sul poggiolo mentre infermieri vestiti da ghostbuster entravano nel palazzo di fronte. Un altro Dpcm, forse ci aprono, no, si, non si capisce. Gli essenziali e i non essenziali. Ricordati di lavare le mani, sempre e di santificare le feste, ma non si può uscire. Forse ci aprono, un po'. Aria, ma a distanza e qualche occhiataccia. Caccia alle mascherine, la spesa on line che non arriva mai. I primi negazionisti, i primi festaioli. La politica, riapriamo tutto, anzi no, anzi si, anzi chissenefrega. Gli eroi che iniziano ad essere dimenticati, i premi che non arrivano, a loro, ma arrivano, ai dirigenti. L'estate che sta per arrivare con quelli del riapriamo alla cazzo, si ma noi siam diversi, meno distanziamento, e noi abbiamo meno spiagge allora ci vuole l'applicazione, si ma noi non possiamo stare poco in spiaggia e allora apriamo tutto. Venite in Liguria, in Lombardia, in Sardegna, venghino signori venghino che non si dica che qui va male. Liberi tutti, protocolli calpestati, numeri di telefono falsi nei ristoranti, se te li chiedono. Non ce n'è Coviddì al mare, dice una laureata all'università della vita. I virologi, quelli veri, più in tv che nei reparti. Il governo che segue il consenso, apro o non apro, ma si apro. Le regioni con a capo i "governatori" quelli dei cinesi che mangiano topi, quelli dei nastri del ponte che hanno fatto tutti, quelli che fanno i comizi in tv. Quello del Papeete che ritorna a fare i selfie, i negazionisti in piazza che dicono che il virus non esiste ma è già nelle mascherine, quindi esiste, ma il loro cervello no. Astinenza da Dpcm. Il calcio, non sia mai, si riprende, tutti in piazza per le promozioni e gli scudetti. La cassa integrazione che non arriva, anzi arriva, no no non arriva, come il bonus finito in qualche cassetto. Padiglioni Covid chiusi per prendere premi, contratti degli infermieri non rinnovati, per risparmiare e prendere premi. Terapie intensive non aumentate, per risparmiare e prendere premi. Il vaccino che arriva, no scherzavamo, ma in Cina lo hanno, si ma a 60 dollari, troppo poco. A noi checcefrega, apriamo tutto anche quello che non abbiamo. La Liguria Covid Free, venghino tutte le barche del mondo. Ma arriva anche dell'altro. Il primo focolaio, si ma niente di grave. Poi il secondo, no problem sono troppi tamponi. Il terzo, tranquilli è solo un'influenza. Il quarto, panico, coprifuoco, anzi no assembramenti, ma si fa per dire. E la scuola, ma chissenfrega. E la sanità, ma chissenefraga tanto la tiene uno solo al comando, prende tutto. 

E ora.

Si muore solo di patologie pregresse, ma forse no. La caccia alle streghe, un colpevole da trovare...

mercoledì 14 ottobre 2020 12 vostri commenti

Rewind

Genova sembra tornata a marzo 2020. Anzi peggio.

I contagi stanno aumentando, paghiamo l'incoscienza di molti e una gestione della Sanità a colpi di propaganda da parte di Toti. Un presidente di Regione che dovremo tenerci per i prossimi 5 anni, che molto furbescamente ha evitato il confronto con gli avversari. Tutto ciò grazie  ancora una volta ad un centro sinistra che è riuscito nell'impresa di perdere contro uno dei peggiori presidenti di Regione avuto in questi anni. Abile nel gioco delle tre carte. Un prestigiatore professionista nel nascondere lo sporco sotto lo zerbino. 

La Liguria è stata una delle prime ad allargare le maglie dei protocolli di sicurezza. Un'estate da farsi venire il nervoso nelle nostre spiagge, con distanze ridotte "perché noi siamo diversi" e vicinanza un po' ovunque.

Per non parlare delle passerelle fatte per il ponte, la campagna elettorale con i pezzi grossi arrivati qui con tanto di mascherina portata una volta si e dieci no. 

Paghiamo soprattutto una Sanità che ha ricevuto il colpo di grazia dalla Giunta Toti. Un settore che già prima il centro sinistra aveva messo nel dimenticatoio. Quindi che altro aspettarsi da una destra affaristica che svende i pezzi pubblici aprendo al privato un po' ovunque. 

Basta fare un giro nelle ASL genovesi per capire la situazione. Anziani in fila al freddo ad attendere l'ingresso. Dopo otto mesi di pandemia la Regione non è nemmeno riuscita ad organizzare un'alternativa o quanto meno una soluzione per evitare tutto ciò. 

Solo propaganda, parole che però hanno incantato la maggioranza dei liguri che evidentemente sono masochisti. 

Ciò che di più mi spaventa però à la mancanza di senso civico da parte di troppe persone, frutto di un individualismo già presente da anni nel nostro paese. La pandemia ha solamene scoperto ciò che non volevamo vedere.

lunedì 28 settembre 2020 24 vostri commenti

Il resto può aspettare

Oggi ho accompagnato Greta in moto a scuola. Non è la prima volta che vado io, ma la prima in moto e in un orario leggermente anticipato. 

La cosa che più mi colpisce è la frenesia dei genitori nel lasciare i bambini, comprensibile sia chiaro, si deve entrare al lavoro, timbrare il cartellino. Tutto ovvio. Qualche bimbo che piange che viene trascinato dentro scuola, succede anche questo chiaramente, nulla di nuovo. 

Greta di solito entra sorridente senza alcun problema, stamattina invece voleva la mamma con qualche lacrima che iniziava a scendere. Stavo per forzarla e poi mi sono guardato attorno, la frenesia, le fretta.  Ho detto no. Non va bene, arriverò in ritardo al lavoro non importa. Ci siamo messi da parte su una panchina e abbiamo parlato per cinque minuti. Si è tranquillizzata, voleva solo questo. 

Tornando verso la moto mi sono chiesto se davvero ha senso vivere nella frenesia. Lo so dobbiamo lavorare, non discuto. Ma forse stiamo dimenticando alcune cose importanti, prendersi il tempo per fare, per stare, per parlare. Esserci veramente in un momento. Esserci con i nostri figli. 

Spesso purtroppo non è possibile. Questa è una società che non guarda in faccia nessuno, che spinge la gente a ritmi insostenibili, con il pensiero alla bolletta, al conto corrente che scende in picchiata, alle tasse, al lavoro che incombe o che purtroppo non c'è. Rincorriamo la lancetta dell'orologio e spesso la superiamo senza nemmeno accorgercene. 

Mi siederò spesso su quella panchina,  metterò da parte quell'orologio e ascolterò. 

Il resto può aspettare. 

lunedì 14 settembre 2020 12 vostri commenti

Prima

Eccoti nascosta dietro ad un grande zaino dove mettere matite, pennarelli, astucci che se sarai come tuo padre tra poco non riuscirai più a chiudere e diari che diventeranno segreti ahimè. 

Ma quello spazio sarà soprattutto per i tuoi sogni, i desideri, le amicizie e le antipatie quotidiane, le mani alzate per fare domande, gli occhi che brilleranno al primo bel voto e quelli preoccupati per quando invece saranno meno belli, il sorriso al suono della campanella della ricreazione a distanza per ora ma vabbè, la tensione per la prima interrogazione e la prima lezione ripetuta a casa. 

"Papà ho un po' paura della scuola" dicevi stamattina. 
Va bene così, anche noi, un po' come è giusto che sia per tutte le cose nuove.
Solo una cosa, andiamoci piano col crescere che non so se sono proprio preparato.

Fa’ la punta alla matita
corri a scrivere la tua vita.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.
Gianni Rodari

mercoledì 9 settembre 2020 11 vostri commenti

Dimenticati come i post

Spesso diamo la colpa ai massimi sistemi. Ce la prendiamo con la politica, le istituzioni, gli amministratori pubblici. Poi finiti quelli che stanno a nostro avviso sullo scalino più alto iniziamo a scendere e il mirino sposta posizione. 

Mi pare, avendo a che fare da tanto tempo con famiglie e ragazzi, che manchi proprio una sorta di autoanalisi. Mi vengono in mente ad esempio le reazioni di miei genitori rispetto alla scuola. Partivano dal presupposto che noi avevamo sempre torto e il professore aveva ragione. Oggi direi che avviene il contrario rispetto a tutte le varie figure educative che i ragazzi incontrano nel loro cammino. 

Cosa è successo? Quale è stata la generazione che ha dato il via a questo nuovo approccio. La mia? Quella nata negli anni 70 ora quarantenni (e qualcosa di più)? O forse quelli venuti dopo.

Vero, non possiamo fare discorsi generici, non tutti sono così ma mi pare che i ruoli si siano mischiati. Vedo padri che spesso sembrano più amiconi e madri che si sostituiscono agli allenatori di calcio. Valori che vengono dimenticati e magari nemmeno più citati, per non dire insegnati.

La violenza che in questi anni stiamo vedendo aumentare, la brutalità di questi giorni non può avere solamente una matrice, non nasce all'improvviso, ma fa parte di una caduta libera di questa società che possiamo vedere anche quotidianamente anche nei piccoli gesti. 

Ciò che più addolora è la poca memoria, giusto il tempo di un post.

lunedì 7 settembre 2020 6 vostri commenti

A che punto siamo?

Verrebbe da dire. 

L'estate è quasi ormai nel cassetto, le immagini degli assembramenti sono ancora nei nostri occhi. Risuonano ancora nelle nostre orecchie le parole di questi pseudo governatori che continuavano a dire va tutto bene. Pifferai magici con tanto di fila dietro alla spalle che hanno evidentemente fatto proseliti e portato molte persone ad abbassare la guardia contro il virus. 

Peccato che ci siano ancora zone off limit, come le residenze protette, dove ancora oggi siamo in fase 1 e per lavorare devi essere vestito da Ghostbuster. Ogni mattina quando entro al lavoro gli occhi dei nostri ospiti sembrano chiedere a chi incontrano fugacemente quando finirà tutto ciò.

Non riesco nemmeno a parlare di quei mentecatti in piazza qualche giorno fa. Mi fanno più paura i governatori come il nostro in Liguria che passa da una dichiarazione all'altra come se niente fosse. Dal liberi tutti, stadi aperti, chiese aperte, tutto aperto al manteniamo attenzione però. Usano parole come Cluster che dovrebbe essere tradotto in vergogna. 

Mi fanno paura i miei concittadini che lo rivoteranno senza capire che la Sanità Ligure da anni fa acqua da tutte le parti.

Altro che andrà tutto bene, direi più un si salvi chi può. 

martedì 4 agosto 2020 15 vostri commenti

Da sei a quattro

Sei anni voltandosi indietro sembrano davvero tanti. Eppure mi pare sia passato poco tempo da quella sera in cui verso mezzanotte  tua madre iniziò a dirmi "Huston abbiamo un problema" qualcosa si muove.
Io assorto nei Diari di Kafka mi tirai su dal letto come quello che saltava la staccionata dell'olio cuore, atterrando direttamente dentro i vestiti.
Qualche minuto e poi in macchina a guidare per la prima volta in vita mia, con tua madre rannicchiata per i dolori per i tuoi calci oppure per la mia guida. Chissà.
Da li alla tua nascita poi ne passarono ore, precisamente 15 e 44 minuti, solo allora mi accorsi di avere indosso una maglietta del Portogallo presa al volo. Proprio quando mi trovai in mezzo a gente col camice che diceva di respirare. Respiravo anche io, per solidarietà.
Poi quel colore che non scorderò mai, il blu più bello che abbia mai visto, accanto agli occhi di tua madre che brillavano di felicità.
Due anni dopo le tue manine che giocavano con i nostri anelli e quella penna che volevi usare per paciugare la scrivania del comune dove ci stavamo sposando io e tua mamma.
Gli anni passano ed inizi a farmi domande, sempre più difficili, a volte buffe, altre invece che fanno sgranare gli occhi in cerca di un aiuto da casa. La strada che si percorre da padre/marito spesso non è facile, ci sono curve inaspettate, salite che sembrano non finire mai e angoli bui. Una cosa è certa però, con due luci così non credo potrò mai perdermi, non serve nemmeno il navigatore e il buio è solo uno splendido contorno.
Tanti auguri Greta.
Buon anniversario occhi belli.

Come una gran tempesta
noi scuotemmo
l'albero della vita
fino alle più occulte
fibre delle radici
ed ora appari
cantando nel fogliame,
sul più alto ramo
che con te raggiungemmo.

Neruda
lunedì 3 agosto 2020 12 vostri commenti

Pensando a loro

Oggi piove a Genova, come quel dannato giorno di 2 anni fa. 
Noi, miracolati, che siamo qua a raccontare questa storia e ad indignarci dovremmo gridare anche più forte perché ancora una volta in questo paese la giustizia sembra fermarsi davanti ad un muro. Una sorta di parete che non permette di vedere dall'altra parte, fatta di mattoni che si chiamano affari, guadagni, sostegni politici, amici degli amici degli amici. 
In mezzo come sempre gli innocenti, come nelle stragi di stato. 
Già perché quella di 2 anni fa è stata una strage annunciata. Molti sapevano che il Morandi aveva qualcosa che non andava, i sensori dal 2015 davano già segni di instabilità. 
Nessuno ha fatto qualcosa, nessuno. 
Stasera su quel ponte ci saranno molte autorità ad usare ancora una volta una tragedia come propaganda. Istituzioni nazionali e locali che dovrebbero solo chiedere scusa per ciò che è successo, non tappeti rossi e aerei in cielo. 
44 vittime e le loro famiglie gridano ancora giustizia e ad oggi nessuno ha pagato. Come sempre. 
Genova oggi piange come due anni fa, perché è stufa di passerelle, stanca di vivere in mezzo alla propaganda del politico di turno, stanca di raccogliere vittime e noi come allora alzeremo gli occhi al cielo. 
Pensando a loro. 

martedì 21 luglio 2020 11 vostri commenti

Si chiamava Pascoli

La chiamavamo Pascoli tanti anni fa quella scuola, non Diaz. 
Mia nonna faceva la bidella, quando ancora si poteva dire, proprio lì. Ricordo che una volta andata in pensione spesso mi portava con lei da piccolo a salutare i suoi colleghi. Quel "Sanna" di cui non ricordo nemmeno la faccia. 
Ho ancora in mente però l'entrata, la stessa che quella maledetta notte la polizia sfondò per entrare dentro e dare vita alla macelleria messicana. 
Brandelli di carne e sangue nei corridoi. Gli stessi che avevo visto con occhi di bambino, percorsi da mia nonna per portare magari qualche circolare in una classe.
Da quel giorno Genova non è più la stessa, noi non siamo più gli stessi. Ci hanno massacrato fisicamente e mentalmente. Ucciso un movimento che aveva ragione, oggi più che mai abbiamo le prove. 
Le immagini di quella sera resteranno sempre nella mia mente. Ragazzi trascinati, molotov inventate e poi la vergogna della caserma di Bolzaneto dove il buio del fascismo ha oscurato quella poca luce che ancora era rimasta accesa. 
Non dobbiamo dimenticare quei giorni perché sarebbe come rinnegarli, rimuoverli per la vergogna di non avere impedito tutti questi pestaggi. 
Non facciamolo. 
giovedì 16 luglio 2020 13 vostri commenti

Gesti rivoluzionari di luglio


Quanto può essere importante un piccolo gesto di gentilezza? Spesso diamo la colpa di ciò che succede ai grandi sistemi, al governo, a chi ci amministra, puntando il dito verso altri. 
Raramente credo si faccia un'analisi di ciò che facciamo durante il giorno. Ci sono piccole cose che spesso diamo per scontato. Pensiamo agli abbracci che in questo periodo vietati, o meglio non si potrebbero dare. 
Quella che una volta si chiamava buona azione sembra essere passata di moda, un mosca bianca in mezzo ad un mare di individualismo. 
A volte però succede che in una giornata calda di luglio arrivi all'improvviso un segnale di speranza, oltre alla mia sbadataggine perché non è la prima volta che mi succede. 
Così un mazzo di chiavi dimenticato attaccato ad un bauletto può diventare un piccolo mattoncino per sorreggere una società che scricchiola. 
Gentilezza e onestà sono atti rivoluzionari che possono cambiare il mondo. 
Per ora hanno salvato il mio scooter.
Grazie, chiunque tu sia.
venerdì 10 luglio 2020 11 vostri commenti

Mamma

A volte mi pare di non ricordare 
la tua voce di prima.
Così come il tuo fare
ora diventato diverso, 
in difficoltà.
Poi guardo i tuoi occhi
e ricordo tutto, 
tutto ciò che è stato.
E anche ciò che sarà
diventa possibile.


Mia madre non sta passando un bel momento, purtroppo qualche anno fa le è stata diagnosticata una malattia degenerativa. Nei primi anni siamo riusciti a contenerla, ma il lockdown non ha aiutato molto. La distanza dalla nipotina, l'impossibilità di fare riabilitazione e tutto il resto hanno minato un piccolo equilibrio che si era creato. Da mettere in conto anche purtroppo che queste malattie a volte hanno dei picchi. Si naviga a vista insomma. 
Una delle cose che più mi manca è il suo sorriso e e il suo timbro di voce, ora un po' cambiato, e che ho paura di non ricordare più. 
Quel sorriso e quegli occhi che in un momento buio della mia vita mi hanno sorretto e guidato, portandomi sulla strada che ora sto percorrendo. 
Quando si ammala una persona a cui si tiene, un po' si ammalano anche quelli che le stanno vicino. Una sorta di pensiero fisso durante la giornata, una voce che continua a dire "chissà come sarebbe stato se". Una cosa da non dare, facile a dirsi ma difficile poi nella realtà. 
Però l'altra sera abbiano riso e per un attimo ho dimenticato tutto. L'ho rivisto quel sorriso di una volta e ho capito che c'è sempre. 
Sta a me non perderlo di vista e tenerlo stretto.

lunedì 6 luglio 2020 19 vostri commenti

Differenze


La generazione de nostri bisnonni ha conosciuto la fame vera. 
Quella dei nostri nonni ha fatto la guerra, la resistenza e cacciato il nazifascismo dal paese. 
Quella dei nostri genitori ha lottato per diritti fondamentali, come lo statuto dei lavoratori.
La nostra non riesce a sopportare le code alla posta per i protocolli Covid, non riesce a tenere una mascherina, si lamenta perché per una sola estate dovrà andare un po' meno al mare, litiga per un posto in spiaggia, non concepisce il distanziamento e dopo 4 mesi di lockdown ora torna a dire che il virus non esiste e i vaccini non servono. 
Ma la cosa che preoccupa di più è ciò che stiamo insegnando alla generazione dei nostri figli.
martedì 9 giugno 2020 20 vostri commenti

Gli occhibelli

Ricordo la prima volta che ci siamo visti.
Se non sbaglio, perché è passato tanto tempo, pensai che occhi del genere ne avevo visti pochi. La sensazione che però ricordo di più è quella della voglia continua di parlare con te. Aspettare il giorno dopo per raccontarti ancora qualcosa. Ascoltarti.
Eravamo fidanzati, non tra noi però. 
Difficile raccontare alla propria ragazza che hai conosciuto una persona, donna, con la quale parli bene e che ti farebbe piacere continuare a vedere.
In quegli anni non c’erano telefonini, ma solamente gettoni, tessere telefoniche e impianti fissi a casa, con tanto di prefisso.
Le conversazioni non erano come ora… “Ciao, dove sei?” senza presentarsi e neanche un accenno di buona educazione. Una volta ci si presentava così. “Pronto, buongiorno, casa Parodi? Sono Ernesto potrei parlare con Paolo?”. Insomma una frase di un quarto d’ora, adesso consumeremmo tutto il traffico solamente per l’introduzione.
A dover essere pignolo il nostro incontro lo dobbiamo tutto alla politica di sostegno delle famiglie meno dotate, diciamo così, di quattrini e ai ragazzi più volenterosi nello studio. Già perché con qualche lira in più, perché l’euro era molto lontano, e qualche voto in meno, non ci saremmo mai visti, mai incontrati, mai baciati.
E soprattutto amati.

martedì 2 giugno 2020 9 vostri commenti

Una triste giostra

È una triste giostra che riprende a girare. Siamo tornati alla negazione del virus di qualche mese fa, ai terribili commenti “colpisce solo gli anziani” quelli delle residenze protette. I dimenticati.
A breve sentiremo anche parlare di posti di lavoro senza protezioni perché i bilanci lo chiedono.
Confini aperti perché l’economia lo chiede.
Negare per convincere che è tutto come prima perché il popolo lo chiede.
Non potrà mai essere così, perché indietro abbiamo lasciato persone, donne e uomini che avrebbero dovuto essere curati e non abbandonati.
Perché ci sono ancora persone che non possono permettersi nemmeno di sfiorarlo questo virus.
Perché le residenze protette sono blindate e i centri di riabilitazione a breve riapriranno e al posto di un sorriso i ragazzi disabili vedranno una mascherina e degli occhiali protettivi e forse quando disponibili i guanti.
Si dimenticano in fretta i blindati di Bergamo che trasportavano bare, perché la frenesia di questa società deve sempre accelerare senza trovare nemmeno tempo di indossare una mascherina.
Una solidarieta, che dura il tempo di un download per scaricare l’app per prenotare il posto in spiaggia.
giovedì 21 maggio 2020 11 vostri commenti

15 minuti

"Un governo si trova in 15 minuti". 
Bisogna essere sinceri, doveva fare l'attore quest'uomo e non darsi alla politica. Un interprete in cerca di un copione, che chiaramente non trova mai. Lo avrei visto bene in una di quelle meravigliose pellicole tipo "Milano spara, la polizia si incazza". 
Un fermo immagine. 
La telecamera che si sposta su di lui. Sigaretta in bocca e quella frase rivolta all'orizzonte. "Un governo si trova in 15 minuti".
Ogni volta che apre bocca Renzi mi ricorda lo scempio che è riuscito a fare, il vuoto che ha contribuito a mantenere, dato che c'era già. 
Una sorta di democristiano, con tutto il rispetto si intende, in ritardo sui tempi.
E' magnifico come quest'uomo abbia tutte le soluzioni a portata di mano, la politica del lampo. 
Trova tutto in pochi minuti.
Tranne la porta per uscire dalla politica.
domenica 17 maggio 2020 16 vostri commenti

Allo sbando

Trovao difficile trovare ormai le parole adatte. Capisco, davvero, che è necessario prima o poi ripartire per il bene delle persone, della loro vita stessa. Ma mi domando semplicemente, perché così? 
Siamo passati in pochi giorni dal "vi facciamo la multa" al "liberi tutti". Ormai le superacazzole del governo Conte non si contano più, totalmente in balia dei presidenti di Regione che ormai si comportano da "governatori" ma non lo sono. Una sorta di ordine sparso che fin da subito a mio avviso ha pregiudicato gli interventi contro il virus. 
Una Lombardia guidata da comici che hanno speso soldi per una cattedrale servita a nulla e costata milioni di euro. Come dimenticare le sparate del Veneto, "togliete le nostre province dalla zona rossa", poi almeno tornato a ragionare facendo maggiori tamponi. E la Liguria, la mia Regione, che spinge da mesi per riaprire tutto  quando la percentuali dei morti è pari a quelle di Regioni con il doppio della popolazione. 
Giorni fa serviva una certificazione per andare anche al bagno quasi, da lunedì liberi tutti e dal 3 giugno anche gli spostamenti tra regioni. 
Nessuna parola invece per la cosa più importante, la mappatura dei positivi, tamponi o analisi per tutti.
Siamo sempre stai il paese degli eccessi, ma qui mi pare che si continui a giocare con la vita delle persone. Mi rattrista davvero che non si parli più di chi ogni giorno continua a morire per questo virus, persone non numeri. Sembrano oramai diventati solamente una cornice, dati per scontati. 
La speranza è quella che il virus ci abbandoni da solo perché mi pare che si stia facendo il possibile per tenerlo con noi ancora per molto.
giovedì 14 maggio 2020 13 vostri commenti

Un sorriso e una madre

E' così difficile essere felici per gli altri. Gioire per qualcosa che non ci riguarda direttamente ma che fa stare bene altre persone. L'individualismo è arrivato evidentemente al massimo della sua espressione se molte, troppe, persone non riescono ad essere felici per il ritorno di una ragazza dopo un anno e mezzo di prigionia. 
Si è vero ormai i social sembrano essere diventati ripostiglio della spazzatura, ma sono solo un mezzo, si tratta del vecchio muretto di una volta dove ci si sedeva e si faceva quattro chiacchiere. Ora invece ci sono i tasti, uno schermo che spesso protegge a distanza, ma si tratta semper dell'uomo e della sua bestialità. 
Le parole di odio che abbiamo ascoltato in questi giorni contro Silvia confermano ciò che pensavo anche prima. Nemmeno una pandemia rende l'uomo migliore, anzi chi era stronzo ora lo è ancora di più evidentemente. Per finire col discorso di un parlamentare leghista che la definisce "terrorista".
Io ho visto solo un sorriso. 
Una ragazza e sua madre.
Il resto è solo fango schifoso che non riusciamo a scrollarci.

domenica 10 maggio 2020 13 vostri commenti

A te

Ricordo ancora quella sera in cui mi resi conto di non aver mai guardato attentamente il viso d mia mamma. Quanto era bella, quanto era importante averla con me vicino. Avevo appena divorziato, dovevo ricominciare tutto daccapo dopo 4 anni di matrimonio ma 14 di fidanzamento. Una vita. Un amore nato trai banchi di scuola con momenti bellissimi che porto ancora dietro e poi come spesso accadde una fine. La colpa probabilmente tutta mia, ora posso dirlo senza problemi. 
Quello fu un anno dove non sono stato da nessuna parte, probabilmente nemmeno con me stesso. Una sera come tante altre a mangiare dai miei e quella frase banale ma che ricordo ancora adesso "si chiude una porta se ne aprono altre" e poi la consapevolezza di avere vicino ancora i miei. La cosa più importante, mia madre. 
Non serve una festa per ricordarlo ma credo che sia giusto un appunto sul calendario per ricordare a tutti noi, soprattutto in questo momento,  le cose importanti che ancora abbiamo, mattoni che ci sorreggono nelle difficolta, che spesso ci hanno permesso di andare avanti. 
A mia madre.
martedì 28 aprile 2020 22 vostri commenti

Piove

"Mi raccomando state insieme". 
Ci sono frasi che si ascoltano durante il giorno che pesano come macigni, spesso nelle nostre conversazioni la mente vaga. A volte, troppo, non riusciamo ad essere solo concentrati su ciò che facciamo, che ascoltiamo. 
Esistono però campanelli che ci mettono in guardia su ciò che è più importante nella vita. Le cose fondamentali, quelle senza le quali alla fine non conta più niente. 
"Ho perso mio marito a Gennaio". 
Ecco, macigni. 
Senza la vita alla fine non conta più, niente. Senza l'affetto delle persone care, il solo pensiero di un abbraccio che non si potrà più avere. E' vero l'economia è importante, se non si riprenderà ci saranno estreme difficoltà, ma la vita, davvero prima di tutto. Mi pare che negli ultimi giorni non se ne parli più tanto, ma solo di corse tra maschi che devono arrivare prima ad un traguardo non ben definito. 
"State insieme", già io ora vado di là e abbraccio mio figlia e mia moglie.
Oggi piove. 

sabato 25 aprile 2020 13 vostri commenti

Noi sognavamo



Per la prima volta non sfileremo come ogni 25 aprile per le strade di Genova, non sentiremo Bella Ciao suonata dalla banda e il silenzio.
“Greta domani è la festa della liberazione”
“Allora usciamo”
“No mi dispiace, non si può”
“Allora non siamo liberi”
“Si noi si, proprio grazie a quei giorni”
"Lo facciamo in casa il corteo papà, non ti preoccupare".

Si, lo faremo in casa. 
Perché anche se lontani mai saremo distanti da quegli ideali che ci hanno permesso di essere liberi, da quelle donne e quegli uomini che anni fa hanno dato loro vita per salvare la nostra.
“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità.”
Germano Nicolini
Anche io lo sogno.
Buon 25 aprile.
W la Resistenza, sempre.

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