lunedì 20 settembre 2021 21 vostri commenti

Siamo stati

Una foto di 28 anni fa ha una potenza difficile da descrivere. Un pugno nello stomaco o una carezza da far venire i brividi.  

In pochi attimi riesce a riportarti indietro nel tempo, facendo luce in quegli angoli che ormai sembravano bui. Parole, sguardi lontani nel tempo, ma sempre nostri. Qualche capello in meno, il segno del tempo che ha trovato modo di lasciare una traccia sulla  pelle, ferite e gioie come mandanti. 

Quindi siamo stati giovani anche noi. Quando scuotiamo la testa guardando gli adolescenti, quando li critichiamo,  temporaneamente abbiamo cancellato quegli anni in cui eravamo dall'altra parte. 

Una foto, si. Che ti ricorda di essere stato sul cofano di una macchina di notte sulla neve, perché non avevamo le catene ed era l'unico modo per tornare a casa. Di avere bevuto un po' troppo e non ricordare nemmeno il locale della sera prima. Di avere sentito il cuore a mille per quella ragazza senza la quale pensavi di non poter vivere. Di aver pensato di sapere tutto. Di avere paura di non sapere niente.  Di avere scavalcato cancelli nonostante i divieti. Di avere fumato, di avere marinato, o tutte e due le cose contemporaneamente. Di aver corso a mille all'ora dopo aver fatto un casino pazzesco. Di aver pianto senza fine per una risata stupida o per essere stato lasciato dalla ragazza. 

Per Rimbaud "quando hai diciassette anni non fai veramente sul serio". 

Chissà. 

giovedì 9 settembre 2021 10 vostri commenti

Pilota automatico

E' un compagno di viaggio, poco desiderato, fastidioso, a volte fa anche un po' sorridere, bisogna dirlo. Una delle sue migliori prestazioni è quando cerchiamo il telefono mentre stiamo parlando con qualcuno in una conversazione telefonica. 

Un cult sono le chiavi. Sono arrivato alla conclusione che di notte mentre stiamo dormendo si fanno crescere delle piccole zampette e iniziano a camminare, spostandosi nei punti più imprevedibili della casa. Il top viene raggiunto quando le dimentichiamo attaccate alla moto, allo scooter, oppure al bauletto. 

Gli ombrelli poi. Quanti ne abbiamo dimenticati in giro, sugli autobus, nei portaombrelli di una sala d'aspetto. Chissà magari sono ancora lì che ci aspettano, sperando in un ritorno. 

Fa scherzi anche quando siamo alla guida, portandoci in un posto invece che in un altro. Lasciando spazio alla ripetizione continua del gesto. Noi ci siamo fisicamente ma pilota lui, anche senza patente. 

Quando arriva però è un campanello d'allarme. Significa che stiamo premendo troppo sull'acceleratore, che stiamo correndo più delle lancette, le superiamo e dalla distanza facciamo anche dei gestacci, vantandoci. In realtà non c'è nulla di bello nel fare frenetico, meglio respirare, meglio assaporare ogni passo, rendersi conto di dove si è. Vivere, davvero, quel momento. 

Dirlo è facile, congedare il pilota no. 

domenica 15 agosto 2021 6 vostri commenti

Usa il populismo

Texas, Florida e Arizona.

Tre stati USA a guida repubblicana, ultra destra polpulista.

Tre stati dove i governatori contrastano le misure anti Covid, vietando anche l’uso delle mascherine, e contrastando i vaccini.

Tre stati dove si registrano i maggiori contagi e decessi.

sabato 14 agosto 2021 7 vostri commenti

Nessun colpevole

Un altro 14 agosto è passato.

Con la consapevolezza che non vedremo mai in prigione i colpevoli del crollo del Ponte Morandi.

Con la consapevolezza di essere di fronte all’ennesima strage italiana impunità.

Perché se dovessero decidere di mettere sotto accusa qualcuno, dovrebbero procedere contro i governi centrali, regionali e comunali degli ultimi trent’anni. Compresi quelli in carica.

Tutti sapevano e nessuno ha fatto niente.

Nessuna dimissione, nessuna. 

La storia purtroppo di ripete.

venerdì 13 agosto 2021 7 vostri commenti

Un gigante

Non ci sono parole, davvero, non ci sono.

Da oggi saremo più soli.

Gli ultimi saranno più soli.

Ora sta a noi provare a percorrere quella strada.

Grazie di tutto Gino, grazie uomo libero.

Grazie. 

mercoledì 4 agosto 2021 12 vostri commenti

Stretti sempre

Sette anni fa esatti a quest'ora io e tua madre camminavamo nella nostra via, dopo una serata di focaccette al formaggio, tenendo in mano una culla vuota.
Ti aspettavamo.
"E' nata?!?" ci disse una signora.
"No no è presto la data è fra dieci giorni".
Eri già una piccola ribelle, così verso mezzanotte mentre leggevo "I Diari di Kafka" hai iniziato a farti sentire, ogni minuto sempre di più.
Come dimenticare la fuga in ospedale con me al volante per la prima volta e con indosso la maglia del Portogallo taroccata. Tua mamma che si fermava ogni due metri perché protestavi.
Poi alle 15.44 con sottofondo degli Aerosmith sei nata mentre alla radio davano "I don't Want to miss a thing" e quelle parole "Potrei rimanere sveglio solo per sentirti respirare
Vederti sorridere mentre dormi".
Sono ancora mie, nostre.
E lo faccio, ancora.
Cinque anni fa io e tua mamma camminavamo con te in braccio verso il nostro matrimonio, tra amici indimenticabili, monologhi teatrali, musica, acciughe fritte e sangria sparita in pochi secondi.
Quel sorriso di una bellissima sposa, da portare in tasca in ogni momento della giornata. Un mini kit di pronto soccorso per i momenti difficili.
Lo stesso sorriso degli anni all'Università, quando non c'erano i cellulari, ma cartoline e agende con numeri fissi che ci tenevano legati.
In questo momento di incertezza totale, l'unica cosa certa è che voglio stare sempre di più con voi.
Ora camminiamo, insieme, anche tra difficoltà, fermandoci solo, come dice Greta, per un "abbraccio collettivo".
Stretti, sempre.
giovedì 22 luglio 2021 11 vostri commenti

Un ragazzo gentile

Ci sono incontri particolari nella vita. Persone che conosci da anni, ma non così bene. Un saluto e niente più. Poi capita come è successo a me negli ultimi mesi di fermarmi a parlare  con questa persona. Un ragazzo che abitava nella mia stessa via da trentanni, come me. 

Scoprire che era uno scrittore è stata davvero una sorpresa. Un tipo taciturno, timido e gentile. Amante del calcio di una volta, tanto da vestirsi in stile tifoso inglese, quell'ambiente che tanto amava. 

Ieri quando ho visto la polizia per le scale ho pensato ad uno dei tanti controlli di routine. Poi la mortuaria e il sospetto di un fatto più grave. Mai avrei pensato a lui, un ragazzo della mia leva, 46 anni, morto per cause naturali. Subito dopo anche la madre che accudiva da tempo, con amore e attenzione. 

Una tragedia nella tragedia.

Oggi leggendo sui social della notizia non ho potuto fare a meno di leggere i soliti commenti dei giudici da tastiera con accuse ai vicini. Nemmeno la morte ferma la stupidità delle persone in cerca di un colpevole. Christian aveva scelto di vivere così, occuparsi di sua mamma inferma in un letto, dopo la morte del padre. Non era una famiglia allo sbando,  ma un figlio che si è preso cura della madre per anni. 

Il destino è stato crudele, terribile direi, portandolo via così giovane, inaspettatamente e così anche la povera madre. 

Ieri sera guardavo le stelle e il cielo di casa mia, poi la strada dove spesso lui si fermava con i sacchetti della spesa e dove l'ultima volta abbiamo scambiato due chiacchiere sui vecchi terzini e i personaggi del calcio di una volta. Mi sono domandato se ci fosse stata qualcosa che avrei potuto fare. Non credo, ma il dispiacere è tanto, per queste due vite e per avere conosciuto tardi una persona così.

lunedì 12 luglio 2021 14 vostri commenti

Brexit 2021

Credo di essere diventato troppo vecchio per i calci di rigore, voglio il ritorno alla monetina. E via. Confesso la soddisfazione di  battere l'Inghilterra in casa loro, dopo i continui proclami da fenomeni, dopo gli exploit del loro Salvini biondo spettinato.

Al di là di questo, il giorno dopo è bene fare un'analisi di ciò che abbiamo visto ieri. Per l'ennesima volta il mio amato calcio ha dato prova di essere al di sopra di tutto, anche della normale logica e delle normali leggi. 

Uno stadio strapieno in pandemia fa solamente rabbrividire, scene davvero senza senso quelle viste ieri con tanto di esempio da parte di istituzioni che sembrano aver dimenticato il periodo in cui viviamo. 

La tanto millantata correttezza inglese poi ieri è svanita in un pochi attimi. Inno fischiato, medaglia del secondo posto tolta subito e pubblico che non ha assistito alla premiazione dei vincitori. 

Temo che scene del genere si vedano solo nel calcio purtroppo. Dove chi non vince è un perdente, un messaggio raccapricciante che viene mandato alle giovani generazioni. Se non vinci sei un fallito. Fa male tutto ciò, per chi ama questo sport. 

Per concludere, tornando a casa nostra, da ieri dobbiamo rivedere il termine distanziamento sociale. Evidentemente per il calcio non serve visto che in molte città, la mia compresa, sono stati allestiti maxi schermi con gente accalcata senza dispositivi. Mentre se bisogna andare a fare un visita serve un permesso del papa e quando ci riesci devi entrare senza un accompagnatore. 

Tempo difficili i nostri. 

lunedì 5 luglio 2021 13 vostri commenti

Incontri

Mi piace il mio lavoro. Ci sono capitato un po' per caso tanti anni fa quando decisi di fare l'obiettore di coscienza. Poi dopo un anno l'offerta di rimanere a lavorare come educatore con un gruppo di ragazzi pluridisabili e infine l'approdo ormai da un po' di tempo nella riabilitazione visiva. 

Una professione che dalle istituzioni spesso e volentieri è poco riconosciuta, perché si guarda troppo al lato medico della malattia e non a quello riabilitativo.

Ci sono giorni faticosi durante il nostro lavoro da riabilitatori. A volte perché si fatica a trovare soluzioni quotidiane che possano facilitare la vita delle persone. Altre invece perché la nostra professione viene vista più come un peso nei bilanci delle aziende.

Poi ci sono giornate come questa, quando hai il privilegio di vedere la voglia di farcela negli occhi di una persona, accompagnata da splendide frasi come "ogni giorno mi innamoro della mia compagna".

sabato 3 luglio 2021 18 vostri commenti

Padroni e complici

Qualche giorno fa la sentenza di un giudice boccia l'accordo Ugl per i Rider, un contratto vergognoso, come tanti altri purtroppo, per cercare di tenere fuori dai diritti una grossa parte di lavoratori. Dichiarati quindi anche illegittimi i licenziamenti di chi non aveva accettato quell'accordo e chiesto anche il reintegro. 

Indovinate un po' chi sponsorizza l'Ugl, dicendo che è un sindacato coraggioso che guarda al futuro? Capitan Selfie Salvini. Con buona pace di chi negli ultimi anni ha avuto il coraggio di dire che la Lega parla coi lavoratori, tutela i lavoratori ed è dalla parte dei lavoratori. 

Queste pseudo organizzazioni che firmano contratti vergognosi con i padroni andrebbero messe fuori legge. 

martedì 29 giugno 2021 23 vostri commenti

Azzurro

Quanto pesano le parole? Quanto valore diamo loro nel momento in cui vengono dette?

Mia madre è malata. Da quatto anni purtroppo ha una di quelle malattie che si faticano anche a pronunciare. Quelle che sembrano così distanti quando non toccano da vicino. 

Parkinson, questa è stata la diagnosi, ma siccome non ci facciamo mancare nulla e siamo particolare non bastava il la versione classica della malattia, ci siamo buttati su qualcosa di diverso. Parkinson atipico. 

Che fare? Le medicine purtroppo in questo caso possono fare poco, anzi pochissimo, l'unica arma a disposizione è la riabilitazione, tanta e quotidiana. In questo caso dovremmo ritenerci "fortunati" perché essendo "atipici" abbiamo avuto la possibilità di essere seguiti dall'Aism, già perché se invece uno ha "solamente" il Parknson, beh in quel caso si deve arrangiare. Riabilitazione ogni tanto, cioè dopo mesi, e poi a pagamento. Se uno può.

Ma dicevo le parole, già. Dico così perché ieri una persona, sicuramente senza pensarci, mi ha detto una frase che mi ha lasciato di sasso. "Tua madre è sempre peggio... era una donna così carina". Mentre ascoltavo confesso di aver lasciato la conversazione per qualche minuto, alla ricerca di una ragione di parole come queste. 

Si è vero le cose cambiano, sono cambiate, ci sono sguardi che difficilmente torneranno e sorrisi un po' più difficili e il futuro chi lo sa. Ma mia madre è sempre lei, sempre quella, sempre bella. Spesso guardandola negli occhi rivedo lo stesso azzurro di tanti anni fa, con fatica certo è necessario dirlo, quel colore che più di una volta mi ha aiutato a risollevarmi, a guardare avanti. 

Ora tocca a me darle un po' di azzurro. 

mercoledì 23 giugno 2021 7 vostri commenti

Questa volta ce l'ha fatta

Il piccolo Nicola è stato ritrovato. Mentre guardavo le immagini del carabiniere che lo teneva stretto in braccio e sentivo le parole del bimbo chiamare la mamma mi è subito tornata in mente la triste vicenda di Vermicino. 

Proprio ieri sera ho visto, ma ho faticato davvero tanto, le prime due puntate della ricostruzione cinematografica di quei giorni. Alfredino oggi avrebbe la mia età e al momento della tragedia aveva quella di Greta. Non riesco nemmeno ad immaginare il dolore dei genitori distanti 40 metri in profondità dal proprio bambino e non poterlo aiutare. 

Non ricordo molto di quella sera, ma ho in mente alcune immagini dei miei genitori incollati alla televisione. Uno spartiacque per un paese che da lì in poi sarebbe entrato nell'era della televisione, della diretta, dell'evento mediatico. 

Dalle due puntate che ho visto ieri, ma lo sapevo già avendo letto in questi anni testimonianze varie, viene fuori una mancanza di preparazione da parte dei soccorsi, tentativi improvvisati,  una tavoletta buttata in un pozzo che ha contribuito a complicare gli interventi e poi tanta gente, troppa, attorno a quel maledetto pozzo. 

Oggi finalmente una bella notizia, una mamma che riabbraccia il suo bambino. Così come ho fatto ieri sera quando Greta ha chiamato dalla sua cameretta, l'ho stretta, l'ho abbracciata e le ho detto ti voglio bene. 

Ancora di più. 

giovedì 17 giugno 2021 24 vostri commenti

Discesa

Davvero era necessario pubblicare il video della tragedia del Mottarone? 

Il solo pensiero degli ultimi attimi di vita di quelle persone, quei bambini, mi gela il sangue. Non credo basti  puntare il dito contro la stampa, ma casomai contro una società che pare non darsi più limiti. Un diritto di cronaca che ormai assomiglia più alla spettacolarizzazione del dolore, cittadini che sono sempre più pubblico di reality, affamati di colpi di scena di cattivo gusto. Una quotidianità che si confonde con la fiction, una serie tv interminabile, democrazia a colpi di streaming e televoto. 

Tutto ciò mi fa orrore, mi spaventa per il futuro nostro e soprattutto dei nostri figli. Una discesa che sembra non avere mai fine. 

martedì 15 giugno 2021 19 vostri commenti

In seconda

Avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione. No tranquilli non è una nuova filastrocca tipo dire, fare, baciare, lettera o testamento. Sono i giudizi della scuola elementare. 

Già perché siamo arrivati alla prima pagellina, scuola finita e il prossimo anno si va in seconda. Fortunatamente è stato un anno sempre in presenza, credo sia davvero doveroso ringraziare tutti gli insegnanti che hanno portato a termine un anno così difficile. Chi si è reinventato a distanza, chi invece ha continuato fisicamente insieme ai bambini e i ragazzi con tutte le difficoltà che purtroppo sappiamo. 

Però davvero, magari sono io che non capisco, o forse inizio ad essere vecchio. Ma quei quattro aggettivi non li comprendo. Sia chiaro a me interessa solamente che Greta abbia una valida istruzione, che imapri a relazionarsi bene con gli latri, a stare in gruppo, mettersi all'ascolto. Non bado al giudizio finale, puntualizzando sul significato. Ma vorrei capire le ragioni del passaggio a questi termini lasciando le votazioni. 

Qualcuno potrebbe dire per evitare che i bambini siano messi di fronte a voti che possono turbare. Non so, francamente mi pare che la maggior parte di noi sia venuta su con giudizi differenti senza avere in prenotazione poi una serie di sedute dall'analista. 

Forse stiamo esagerando?

giovedì 10 giugno 2021 8 vostri commenti

Compagni

 Ieri ultimo giorno di scuola, prima elementare.

“Allora Greta... la cosa più bella di quest’anno?”
“Quando ho conosciuto i miei compagni”.
“E quella un po’ meno bella?”
“Quando litigano i miei compagni..”
Ecco, per me basta così.
lunedì 7 giugno 2021 7 vostri commenti

Prendersi cura

Forse abbiamo perso di vista il vero senso della parole cura.  Interessamento attento, attenzione, riguardo, comprensione, ascolto. Parole che passano in fretta davanti a noi. 

Cura non va d'accordo con fretta, necessita di tempo, pazienza, volontà di essere in quel momento con la persona che abbiamo davanti. 

Invece spesso i  compagni di viaggio sono la frenesia, la velocità, il fastidio e la superficialità. 

Quello che è successo al povero Michele Merlo dovrebbe far riflettere tutti, dovrebbe indurre lo Stato a fermarsi, mettere da parte la propaganda e aprire una messa in discussione di ciò che è diventato il nostro sistema sanitario. 

Un ragazzo che si presenta in ospedale con dei sintomi evidenti, viene mandato via e a quanto pare con qualcuno che si è anche permesso di dirgli che intasava il pronto soccorso. Leucemia fulminante. Inaccettabile, impossibile da pensare il dolore dei propri cari. Un vita spezzata in pochi attimi. 

Prendersi cura vuol dire rendersi conto di avere una persona davanti e non un numero. Una persona che conosco di 94 anni rimasta al pronto soccorso per 12 ore in attesa di un ortopedico fantasma, senza cibo e senza acqua. 

Quanti casi come questi dobbiamo ancora vedere? Quante persone devono rimanere invisibili?

Abbiamo presidenti di Regione che si beano dei loro successi, mentre con l'altra mano tagliano i fondi agli ospedali, fanno legislazioni che permettono di avere in turno meno persone in reparti che spesso sono affollati. 

Persone, non numeri. 

martedì 1 giugno 2021 6 vostri commenti

Che uscite

Vedere Brusca uscire di prigione fa male, fa davvero male. Credo però che le parole migliori le abbia dette la sorella di Giovanni Falcone, Maria Falcone. 

"Umanamente è una notizia che mi addolora, però questa è la legge, che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata".

Difficile aggiungere altro, si cadrebbe forse in banalità o peggio come qualche politico dedito alla propaganda sta facendo, dicendo che l'Italia non merita questa giustizia. Verrebbe da domandare a questi fenomeni delle percentuali del consenso di cosa si sono occupati in questi anni con il susseguirsi dei vari governi. Ma sarebbe chiedere troppo a personaggi del genere, non sono in grado di analizzare in maniera razionale le questioni. Seguono la logica del "quello che la gente si vuole sentire dire". 

Sembriamo finiti nel baratro. 

lunedì 24 maggio 2021 9 vostri commenti

Un giorno all'anno

Confesso di averci pensato più di una volta quando ci sono stato sopra. Ma è una di quelle cose che sembrano impossibili, come i ponti che non possono cadere. Già, non possono. 

La tragedia di ieri è davvero terribile, fatico anche a leggere gli articoli e guardare le foto della funivia del Mottarone. Famiglie con bambini, donne e uomini che cercavano un po' di spensieratezza. Questa è la vita, si dice così. Ma fa male, tanto. Eitan 5 anni sta ancora lottando per la vita, forse salvato dall'abbraccio del padre, mi vengono i brividi solamente a pensarlo. 

Non so cosa sia successo, difficile immaginarlo. Ora ci saranno le inchieste, qualcuno parla già di manutenzione fatta in maniera approssimativa, altri invece che l'impianto era stato visto e doveva essere a posto per altri 4 anni. 

Ho il sentore che rimarrà una delle tante tragedie senza colpevoli di questo paese,  dimenticate col passare del tempo. Una sequenza già vista, la rabbia, l'indignazione del momento, le prese di posizione e poi, il silenzio. Solo il dolore di chi ha perso qualcuno. 

A Genova quel dolore lo conosciamo bene purtroppo, ma continuiamo a non imparare niente, ad indignarci un giorno all'anno. 

L'indifferenza uccide due volte. 

sabato 1 maggio 2021 8 vostri commenti

Primo


Nella speranza che il lavoro torni ad essere importante, che la partecipazione e i valori di una volta ci guidino sempre. 

Per i diritti e il bene di chi ha un lavoro e di chi non lo ha. 

Perché il rischio è quello di voltarsi e non trovare dietro nessuno.

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Occhibelli

Ricordo la prima volta che ci siamo visti.

Se non sbaglio, perché ormai è passato tanto tempo, pensai che occhi del genere ne avevo visti pochi. La sensazione che però ricordo di più è la voglia continua di parlare con te. Aspettare il giorno dopo per raccontarti ancora qualcosa. Ascoltarti.

Eravamo fidanzati, non tra noi però. 

Difficile raccontare alla propria ragazza che hai conosciuto una persona, una donna, con la quale parli bene e che ti farebbe piacere continuare a vedere.

In quegli anni non c’erano telefonini, ma solamente gettoni, tessere telefoniche, rubriche dove appuntare numeri e impianti fissi a casa, con tanto di prefisso.

Le conversazioni non erano come ora… “Ciao, dove sei?” senza presentarsi e neanche un accenno di buona educazione. Una volta ci si presentava così. “Pronto, buongiorno, casa Pincopallo? Potrei parlare con Andrea?”. Insomma una frase di un quarto d’ora, adesso consumeremmo tutto il traffico solamente per l’introduzione.

A dover essere pignolo il nostro incontro lo dobbiamo tutto alle politiche di sostegno dell'università agli studenti. Già perché con qualche lira in più, perché l’euro era molto lontano, e qualche voto in meno, non ci saremmo mai visti, mai incontrati, mai baciati sotto la casa di Colombo tanti anni fa. 

E soprattutto amati.

Buon compleanno occhibelli.

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